Il X° Reparto d’Assalto nasce ufficialmente il 20 maggio del 1918 a seguito delle disposizioni del Comando Supremo che allinea il numerale dei reparti d’assalto a quello dei corpi d’armata di appartenenza. Tuttavia il reparto viene costituito già a partire dall’ottobre del 1917 con il numerale di XXIV° Reparto d’Assalto.
Qui di seguito viene riportata una sintesi dei principali avvenimenti che lo hanno visto protagonista durante la Grande Guerra.
Eventi del 1917
Ultimo dei reparti d’assalto costituiti nel corso del 1917, il XXIV° Reparto d’Assalto viene formato nel mese di ottobre dalla 1^ Armata, a Campo Jolanda, lungo la strada per Piovene, allo sbocco della Val d’Astico, nell’ambito del X° Corpo d’Armata e alle dipendenze disciplinari della 9^ Brigata di Marcia, con centro di mobilitazione presso il deposito dell’8° Reggimento Bersaglieri di Verona.
Alla data del 16 dicembre il reparto risulta ancora in fase di istruzione. L’organico comprende 22 ufficiali e 629 uomini di truppa, provenienti da reparti di fanteria, bersaglieri e alpini, ed è articolato in tre compagnie, due sezioni mitragliatrici, quattro sezioni di pistole-mitragliatrici, due sezioni lanciafiamme e una sezione lanciatorpedini.
La situazione creatasi sull’Altopiano d’Asiago a seguito della caduta delle Melette induce tuttavia il comandante dell’Armata a disporre già il 7 dicembre la messa a disposizione del reparto del Comando Truppe Altipiani, insieme al 217° Reggimento Fanteria (Brigata Volturno), ordinandone il trasferimento nella zona di Magnaboschi. Da qui fanti e arditi possono agire in funzione controffensiva sul fianco dell’avversario, qualora questo riesca a sfondare la nuova linea difensiva Pennar – Cima Echar – Monte Valbella – Portecche – Zaibena – Col d’Astiago.
Lo spostamento ha luogo il 10 dicembre, ma l’ipotesi di impiego non si concretizza: la lotta sull’altopiano entra infatti in una fase di prolungata stasi, che si interrompe soltanto nella mattinata del 23 dicembre, quando forze austro-ungariche riescono a raggiungere il Col del Rosso e a spingersi fino a Stoccareddo, senza che la 2^ Divisione riesca ad arrestarne l’avanzata.
Tra i provvedimenti immediatamente adottati dal Comando Truppe Altipiani per tamponare la breccia figurano l’assegnazione al XXII° Corpo d’Armata, responsabile del settore, di unità di rincalzo quali il 5° Reggimento Bersaglieri e il 9° Reggimento Fanteria, nonché il trasferimento a Osteria di Granezza del 217° Reggimento Fanteria e del XXIV° Reparto d’Assalto, che vengono così a trovarsi a distanza tale da poter intervenire rapidamente in caso di necessità.
Nelle prime ore del 24 dicembre, due battaglioni bersaglieri, il XLVI° e il XXIV°, insieme al III/9° Reggimento Fanteria e a una compagnia del XVI° Reparto d’Assalto, contrattaccano in direzione del Col del Rosso. L’azione incontra una resistenza accanita ed è sottoposta a una violenta reazione dell’artiglieria avversaria, che nel tiro di sbarramento impiega anche pezzi di grosso calibro.
L’attacco viene ripetuto più volte con l’intervento diretto del XXIV° Reparto d’Assalto, ma senza riuscire a riconquistare la posizione. Analogo esito hanno i tentativi condotti il giorno di Natale, caratterizzato da furiosi combattimenti tra il Col del Rosso e il Col d’Echele, in un continuo susseguirsi di assalti e contrassalti che logorano in egual misura attaccanti e difensori. Gli scontri consentono tuttavia di stabilizzare la situazione e di garantire il saldo possesso delle posizioni retrostanti di Monte Melago.
La lotta, alla quale il reparto partecipa ancora sia in attacco sia in difesa, si spegne in serata, calando così il sipario sulla battaglia d’arresto. In due giorni il XXIV° Reparto d’Assalto subisce 8 ufficiali e 180 uomini di truppa tra morti e feriti. Un tributo di sangue tanto elevato e la tenacia dimostrata in combattimento valgono al reparto il conferimento della Medaglia di Bronzo al Valor Militare, con la seguente motivazione:
“Con tenace abnegazione e valore, in due giorni di aspra e sanguinosissima lotta, riconquistava importanti posizioni, mantenendone saldamente il possesso contro i ripetuti violenti contrattacchi di soverchianti forze nemiche. Monte Melago, 24-25 dicembre 1917.”
Eventi del 1918
Ridotto a 12 ufficiali e circa 400 sottufficiali e soldati, il XXIV° Reparto d’Assalto viene dapprima ritirato a Campo Mezzavia, nelle immediate retrovie, e successivamente, il 30 dicembre, fatto scendere in pianura a Contrada Maggiore, ancora nei pressi di Piovene, allo scopo di essere ricostituito. Il reparto rimane in questa località per un mese esatto, nuovamente inquadrato nella 9^ Brigata di Marcia e posto alle dipendenze della 32^ Divisione. Durante questo periodo due plotoni interrompono l’attività addestrativa per effettuare un colpo di mano contro il caseggiato di Collegio, nella conca di Laghi, a nord della Val Posina. Nella notte sul 23 gennaio gli arditi irrompono nella posizione con l’obiettivo di sorprendere e catturare il piccolo presidio nemico, ma trovano il caseggiato completamente deserto e sono costretti a ripiegare senza risultato.
Il 30 gennaio, mentre la Battaglia dei Tre Monti volge al termine, una colonna di autocarri riporta il XXIV° sull’Altopiano di Asiago. Il reparto viene fatto scendere a Osteria Puffele e quindi avviato in linea tra il Monte Valbella e il Col del Rosso. Tra il 27 e il 29 gennaio, la 33^ Divisione, con le brigate Sassari e Bisagno, la IV^ Brigata Bersaglieri, il 5° Reggimento Bersaglieri e i reparti d’assalto I°, II°, IV° e XVI°, riesce a riconquistare queste due cime e il vicino Col d’Echele, consolidandone il possesso nella giornata del 30.
Per migliorare ulteriormente la nuova linea difensiva e assicurare la saldatura delle posizioni di Monte Valbella con quelle del Col del Rosso, il XXII° Corpo d’Armata, responsabile del settore, ordina di procedere all’alba del giorno successivo all’occupazione di Casera Melaghetto. L’operazione deve svolgersi di sorpresa, sotto la direzione della IV^ Brigata Bersaglieri, con il concorso sulla sinistra della Brigata Bisagno, dal Monte Valbella, e sulla destra della Brigata Sassari, dal Col del Rosso.
Il compito viene affidato al XXIV° Reparto d’Assalto, che muove alle 5,30, dopo una breve preparazione di artiglieria. Gli arditi raggiungono di slancio l’obiettivo, ma sono presto costretti ad abbandonarlo a causa del mancato intervento dei reparti di fanteria, bloccati dal tiro dell’artiglieria austro-ungarica. Il successivo contrattacco mette addirittura a rischio il possesso di Monte Valbella, e solo verso le 9 del mattino la crisi viene superata con il ristabilimento della situazione iniziale. L’azione dovrebbe essere ripetuta il giorno seguente con l’impiego dell’intera Brigata Bergamo, destinando un reggimento al primo urto e tenendo l’altro in riserva, con il concorso ancora del XXIV° Reparto d’Assalto. La preparazione di artiglieria, finalizzata a incapsulare la zona di Casera Melaghetto e a disarticolarne l’organizzazione difensiva, colpendo anche le zone di radunata dei rincalzi in Val Stenfle e in Val Fonda, deve protrarsi per non più di un’ora, dalle 7,30 alle 8,30. Subito dopo devono muovere i fanti della Bergamo con due colonne d’attacco: una dalle pendici orientali del Monte Valbella, l’altra da quota 1234 del Col del Rosso. Al centro, gli arditi hanno il compito di impadronirsi dell’altura di Casera Melaghetto (quota 1218), balzando all’assalto con un leggero ritardo per attirare l’attenzione dell’avversario sulle colonne laterali.
La sera stessa del 31 gennaio, tuttavia, l’operazione viene sospesa, sia per la stanchezza delle truppe sia perché l’obiettivo di allontanare l’avversario dal margine dell’altopiano è ormai raggiunto. Insistere oltre, contro una difesa allertata e ben organizzata, comporterebbe soltanto un aumento dei morti, feriti e dispersi.
Ritirato dalla prima linea il 1° febbraio, il XXIV° rimane fino al 4 in posizione di rincalzo a ridosso di Monte Valbella, alle dipendenze del 209° Reggimento Fanteria (Brigata Bisagno). Viene quindi avviato ai baraccamenti di Vittarolo, campo di riordino e addestramento dei reparti d’assalto del Comando Truppe Altipiani, tornando nel contempo alle dipendenze del °X Corpo d’Armata e quindi della 32^ Divisione. La sosta a Vittarolo non supera le ventiquattro ore e già il 5 febbraio il reparto si porta a Caussa, località di acquartieramento a nord di Schio, dove rimane fino alla fine di marzo, impegnato nella ricostruzione della propria compagine attraverso l’inquadramento di nuovi volontari e un intenso addestramento che accomuna vecchi e nuovi arditi.
Il 27 marzo, su ordine della 32^ Divisione, il XXIV° Reparto d’Assalto viene avvicinato al fronte, spingendo due compagnie a ridosso della prima linea. La decisione è verosimilmente influenzata da un richiamo formale del comando della 1^ Armata, che nei giorni precedenti ha rimproverato ai corpi d’armata dipendenti una sostanziale inattività, anche in settori dove il terreno e la disposizione delle linee avrebbero consentito l’esecuzione di colpi di mano con l’impiego dei reparti d’assalto. L’ordine invita a organizzare al più presto azioni volte alla cattura di prigionieri, per ottenere informazioni e mantenere elevato lo spirito combattivo di unità da troppo tempo inattive. I comandanti dei corpi d’armata V°, X° e XXIX°, rimasti alle dipendenze del tenente generale Pecori Giraldi dopo la ricostituzione della 6^ Armata, sono sollecitati ad avvalersi con maggiore frequenza di queste truppe nelle cosiddette “piccole operazioni”, vincendo la tendenza a impiegare esclusivamente i reparti già organicamente dipendenti.
Il reparto d’assalto del X° Corpo d’Armata viene quindi dislocato con il comando e la 2^ Compagnia a Bosco, sul piccolo altipiano di Tretto, alle falde meridionali del Novegno; la 1^ Compagnia viene schierata a Case Bedini, in Val d’Astico, e la 3^ Compagnia a Bazzoni, in Val Posina, alle spalle delle posizioni di prima linea del Monte Gamonda. Il terreno offre tuttavia scarse opportunità per azioni offensive: le linee austro-ungariche dominano infatti i ripidi fianchi dei profondi solchi vallivi dell’Assa, dell’Astico e del Posina. Nel settore della 9^ Divisione qualche possibilità esiste lungo il fondovalle dell’Astico e nella parallela Val Riofreddo; nel settore della 32^ Divisione le opzioni si riducono alla conca di Laghi, chiusa a sud e a est dalle posizioni italiane del Monte Gamonda e del Monte dei Calgari, e a ovest e a nord dalle posizioni austro-ungariche sulla dorsale del Monte Maio e lungo la cosiddetta Corona di San Marco, dal Monte Maggio al Monte Toraro. Pressoché impossibile risulta invece qualsiasi iniziativa sul fronte della 12^ Divisione, dove le forze si fronteggiano sulle opposte rive del profondo burrone dell’Assa.
In questo contesto il primo tentativo viene affidato a una pattuglia della 3^ Compagnia. Alle 22,30 del 30 marzo, un nucleo di 2 ufficiali e 25 uomini di truppa, al comando del tenente Ettore Vivani, esce dalle trincee del Passo della Lazza, a nord del punto d’appoggio del Monte dei Calgari, e si dirige verso i ripidi contrafforti che dominano la conca di Laghi da settentrione. Dopo averli costeggiati procedendo verso ovest e lasciato sulla sinistra il piccolo abitato di Castellan, verso mezzanotte la pattuglia raggiunge l’imbocco della stretta e ripida Val Scarabozza, incisa nell’orlo roccioso della conca, e piega decisamente a sud per scendere verso il caseggiato di Collegio, obiettivo dell’azione. Dopo un quarto d’ora di appostamento gli arditi vengono scoperti. Al lancio dei razzi illuminanti da Collegio e dalle posizioni superiori segue un fitto fuoco di fucileria e mitragliatrici, mentre anche l’artiglieria interviene con tiri di interdizione sulle possibili vie di ritirata. Vivani decide di tentare ugualmente un’azione di forza, ma si scontra con il profondo reticolato che protegge la posizione. Riluttante a rinunciare, inizia personalmente a tagliare i fili con la pinza, ma viene colpito a morte da un proiettile di fucile. Nell’impossibilità di aprirsi un varco e con un numero crescente di feriti, la pattuglia ripiega con ordine, sempre sotto il fuoco, senza abbandonare il corpo del comandante. Alle 3,30 tutti rientrano al Passo della Lazza. Su 27 uomini, 10 risultano feriti, compresi il tenente Vivani, riportato esanime da quattro arditi, e il suo secondo, sottotenente Francesco Coccia.
Una settimana più tardi è il turno della 1^ Compagnia, ma le pattuglie inviate in Val d’Astico nella notte tra il 7 e l’8 aprile si scontrano con pattuglie austro-ungariche anch’esse in esplorazione e rientrano dopo un breve scambio di fucilate. Maggior successo ottiene un nuovo tentativo nella conca di Laghi: all’alba del 14 aprile una pattuglia della 3^ Compagnia riesce a superare i reticolati senza essere scoperta e a piombare di sorpresa su un nido di mitragliatrice, catturando l’arma – una Fiat-Revelli di preda bellica – dopo averne ucciso i serventi.
Questo successo incoraggia un ulteriore colpo di mano su Collegio, località però ancora solidamente difesa. Il tentativo effettuato tra il 9 e il 10 maggio viene respinto: anche in questa occasione gli arditi vengono scoperti mentre cercano di aprirsi un varco nella triplice barriera di filo spinato e sono costretti a ritirarsi sotto il tiro dell’artiglieria, con quattro feriti.
Da questo momento il XXIV° Reparto d’Assalto non viene più impiegato in azione, probabilmente sia per le difficoltà imposte dal terreno sia per il perdurare della tendenza ad affidare i colpi di mano ai reparti già disponibili in linea. Un riflesso di tale situazione emerge nella comunicazione con cui, il 23 aprile, il comando d’armata invita a ritirare la compagnia dislocata in Val Posina, da troppo tempo schierata in prima linea a detrimento della sua efficienza. Nel frattempo, tuttavia, il ripetersi di azioni analoghe da parte dei reparti d’assalto del V° e soprattutto del XXIX° Corpo d’Armata consente alla 1^ Armata di presentare un quadro complessivo più soddisfacente, tanto da meritare, alla fine di aprile, l’elogio di Diaz, che la indica come esempio alle altre armate.
Raccolto in pianura nei pressi di Marano, il XXIV° Reparto d’Assalto viene ridenominato X° Reparto d’Assalto il 20 maggio 1918. Con il cambio di nome si chiude definitivamente il legame con il X° Corpo d’Armata che lo ha formato: il reparto non tornerà più a operare alle sue dipendenze.
Il 9 giugno 1918 il reparto confluisce, insieme al V° Reparto d’Assalto e al XX° Reparto d’Assalto, nel 1° Gruppo d’Assalto del 1° Raggruppamento, costituito ad Arlesega, presso Padova, agli ordini del colonnello Carlo Grillo e inquadrato nella Divisione d’Assalto, la futura Divisione “A”. Dislocato a Lissaro e affidato al maggiore Alfredo Gualtieri, il reparto riceve nel pomeriggio del 15 giugno l’ordine di tenersi pronto a muovere con brevissimo preavviso: è iniziata la Battaglia del Solstizio e l’impiego della nuova grande unità appare imminente.
Alle 20,30 del 16 giugno giunge al comando divisionale di Sarmeola l’ordine di trasferirsi in autocarro a Roncade, a disposizione della 3^ Armata. Nella notte le autocolonne del 1° Gruppo muovono da Arlesega e raggiungono Roncade alle 9 del mattino. Da lì i tre reparti d’assalto avanzano a piedi verso la zona di schieramento iniziale, sulla destra del fiume Vallio, tra Ca’ Pesaro e Ca’ Giustiniani, per poi essere dirottati sullo scolo Palombo, tra il Palazzotto e il caposaldo di Losson. Il piano prevede l’attacco ai capisaldi di Capo d’Argine e Osteria di Fossalta, nel quadro della controffensiva del XXIII° Corpo d’Armata, in collegamento a sinistra con il 2° Gruppo d’Assalto e a destra con un battaglione della Brigata Bisagno. L’azione, fissata per le 16, subisce però continui ritardi a causa della situazione caotica sul campo; una minaccia sul fianco sinistro induce infine il comando a fermare i reparti oltre Fornaci. La linea del Palombo viene raggiunta solo alle 18,30 e l’attacco è rinviato.
Nella notte il 2° Gruppo d’Assalto è duramente impegnato a Casa Meneghel. Alle 3,30 del 18 giugno il colonnello Grillo riceve l’ordine di inviargli rinforzi: viene prescelto il X° Reparto d’Assalto, che entra così nella colonna settentrionale del dispositivo offensivo della Divisione d’Assalto. Il compito è quello di bonificare il terreno tra San Pietro Novello e lo scolo Palombo, per poi spingersi verso l’ansa di Zenson, mentre l’altra colonna opera verso Fossalta di Piave – Capo d’Argine. La controffensiva prende avvio alle 16, sostenuta dall’artiglieria e da battaglioni della Brigata Bergamo. L’ala sinistra avanza inizialmente con decisione, ma l’impossibilità di alimentare lo sforzo e la pressione avversaria costringono, verso sera, al ripiegamento sulle posizioni di partenza. Anche sulla destra i successi iniziali non possono essere mantenuti.
Il 19 giugno, pur essendo previsto il ritiro della Divisione d’Assalto sulla destra del Sile, viene concordato con la 33^ Divisione un nuovo tentativo: nuclei di arditi guidano l’attacco della Brigata Sassari per riconquistare gli obiettivi perduti. Non esistendo più reparti organici, la testa d’urto viene formata con volontari. L’azione, iniziata alle 13 dopo trenta minuti di preparazione d’artiglieria, consente a un reparto del 1° Gruppo, forte di 3 ufficiali e 80 uomini, di raggiungere Capo d’Argine, senza però riuscire a mantenerlo per mancanza di rincalzi. In serata la Divisione ripiega su Roncade e quindi, nella notte, su Casale sul Sile. Il 20 giugno l’intera grande unità parte in treno per Lonigo. Il X° Reparto d’Assalto, giunto a destinazione solo il 22 giugno a causa di un errore di instradamento, viene dislocato prima a Villaga e poi a Spessa, dove riprende l’addestramento e assorbe i complementi.
Il 29 giugno il re Vittorio Emanuele III passa in rivista la 1^ Divisione d’Assalto nei pressi di Orgiano. Seguono settimane prive di eventi operativi fino al 1° agosto, quando il 1° Gruppo d’Assalto viene posto a disposizione della 7^ Armata per una prevista offensiva sul Tonale. Il trasferimento inizia il 2 agosto; i reparti sbarcano a Edolo il giorno successivo. Il comando di gruppo si stabilisce a Cortenedolo, mentre il X°, forte di 21 ufficiali e 807 uomini, viene accantonato a Santicolo. Dopo una prima ricognizione del Tonale, l’azione viene sospesa a causa del maltempo, che rende impraticabile il terreno. Un secondo tentativo, tra il 12 e il 13 agosto, si risolve ancora una volta senza impiego degli arditi: l’attacco viene annullato per l’arrivo di rinforzi nemici e l’esaurimento delle unità alpine. Il 18 agosto il gruppo lascia definitivamente il Tonale e riparte in treno per Poiana Granfion.
Il 21 agosto è prevista la rivista del re al Corpo d’Armata d’Assalto, ma il X° Reparto d’Assalto non vi prende parte perché messo in quarantena a Spessa per un sospetto caso di colera. L’isolamento dura tre settimane. Tra il 13 e il 15 settembre il reparto si trasferisce nella zona di Borgoricco, entrando nella fase di preparazione per l’offensiva finale.
Il 28 settembre la Divisione d’Assalto viene avvicinata al fronte con l’ipotesi di rilevare la 57^ Divisione sul Montello, ma all’ultimo momento l’ordine viene annullato e i reparti rientrano a Vedelago, dove riprendono l’addestramento. L’attesa è breve: la sera del 22 ottobre il 1° Gruppo torna sul Montello. Dopo un rinvio imposto dal maltempo, nella notte tra il 26 e il 27 ottobre il gruppo passa il Piave. Il X° Reparto d’Assalto apre il passaggio sul ponte “D”, che cede poco dopo, costringendo gli arditi a concentrarsi dietro l’argine. Alle 3,30 l’intero gruppo è sulla sponda destra. L’avanzata verso Sernaglia incontra resistenze crescenti e il reparto viene portato in linea: alle 8,30 il villaggio viene raggiunto. In poche ore il bottino comprende circa 1.000 prigionieri, 40 mitragliatrici, 4 bombarde, 2 cannoni da 75 e un cannoncino da 37.
Proseguendo verso il Soligo, il X° Reparto d’Assalto assume il ruolo di reparto di testa e conquista le posizioni decisive tra Donegal, Chiesola e Collalto. Nel pomeriggio, a causa dell’esposizione dei fianchi, il gruppo ripiega ordinatamente prima su Villamatta, poi su Fontigo, dove il X° viene posto in riserva. Il 29 ottobre l’avanzata riprende senza incontrare resistenza significativa: lo schieramento austro-ungarico è ormai in piena crisi.
Nei tre giorni successivi al passaggio del Piave il 1° Gruppo d’Assalto perde 17 ufficiali e 267 uomini di truppa, con 92 dispersi. Con l’ultima fase della battaglia la 1^ Divisione d’Assalto viene raccolta nella zona di Vittorio Veneto. Il X° Reparto d’Assalto, schierato lungo la strada di Cozzuolo, si trova in questa posizione al momento dell’armistizio.
Segue il riordinamento in vista del previsto trasferimento in Libia: gli uomini delle classi più anziane vengono progressivamente sostituiti da elementi delle classi 1895-1900, provenienti dalla 2ª Divisione d’Assalto, destinata allo scioglimento.
Eventi dal 1919 al 1921
Il 3 gennaio 1919 il X° Reparto d’Assalto si sposta con l’intero 1° Gruppo d’Assalto nella zona di Quinto di Treviso, accantonandosi in località Sant’Alberto, a circa cinque chilometri dall’abitato. Qui permane fino al 22 febbraio, quando parte per Venezia con destinazione l’Africa. Imbarcato sul piroscafo Belvedere insieme a un’aliquota del I° Battaglione Bersaglieri, salpa il giorno successivo seguendo il Sofia, che trasporta il resto del gruppo. La navigazione nell’Adriatico, ancora disseminato di mine, procede con cautela fino a Gallipoli, quindi verso Tripoli, dove il convoglio entra in porto la mattina del 28 febbraio.
Lo sbarco si svolge rapidamente e già in serata arditi e bersaglieri si accampano a ovest dell’oasi di Gargaresch. Le settimane successive scorrono tra addestramento, marce di acclimatamento nel deserto e, dalla fine di marzo, il servizio all’avamposto di Fonduk el Toghar, svolto a rotazione con turni di otto giorni fino al 20 aprile, quando il compito passa al 2° Gruppo d’Assalto. Con il battaglione bersaglieri impegnato, dal 12 maggio, nei lavori stradali presso Azizia, il X° e il XX° Reparto d’Assalto alternano riviste ed esercitazioni fino al 6 giugno, giorno in cui giunge l’ordine di prepararsi al rimpatrio.
Il 9 giugno il X° Reparto d’Assalto si imbarca sul piroscafo Leopoli, mentre il comando di gruppo e il XX° salgono sul Brasile. Le navi fanno rotta su Venezia, ma il clima politico estremamente teso impone prudenza: pur entrando in porto il 14, lo sbarco avviene solo nella tarda serata del giorno successivo, seguito dall’immediato trasferimento ferroviario verso Novellara. Da qui i reparti raggiungono le sedi di accantonamento, Fabbrico per il X° e Campagnola Emilia per il XX°, dove restano fino alla fine di luglio, impegnati nelle consuete attività addestrative.
Negli ultimi giorni del mese la Divisione d’Assalto viene convogliata verso la frontiera orientale. Il 1° Gruppo d’Assalto si disloca nell’entroterra triestino e il X° si stabilisce a Storje, con una breve parentesi tra l’11 e il 20 agosto nella zona di Comen, già retrovia delle armate austro-ungariche del Carso, con il compito di recuperare il materiale bellico abbandonato in grandi quantità.
Il 15 settembre alla 1^ Divisione d’Assalto viene affidata la responsabilità di un tratto della linea di armistizio dal Monte Celagora a Zoretici. Il 1° Gruppo, rinforzato dal IX° Battaglione Bersaglieri del 3° Gruppo, deve presidiare il settore più meridionale, tra Monte Cifri e Zoretici. Nello stesso giorno i reparti partono in treno da Sesana per Bisterza, dove il X° è destinato a rimanere in riserva. Tuttavia, la sera del 17 settembre, nuovi ordini – dettati dal timore di diserzioni verso Fiume, occupata il 12 settembre dai legionari di D’Annunzio – sospendono il movimento e dispongono un ulteriore trasferimento. Il 18 settembre, nel pomeriggio, il X° Reparto d’Assalto lascia Bisterza su autocarri e raggiunge in serata San Daniele. Contemporaneamente il comando del 1° Gruppo si stabilisce a Kobdil, il XX° Reparto d’Assalto viene inviato a Slap e il °I Battaglione Bersaglieri a San Vert.
Nelle settimane successive il reparto passa agli ordini del maggiore Domenico Priore e viene trasferito lungo il confine tra Friuli e Venezia Giulia. Alla fine di novembre il reparto si trova a Merna, il XX° a Sdraussina, sede anche del comando di gruppo, e il I° Battaglione Bersaglieri, ora identificato come “La Marmora”, a Gradisca d’Isonzo.
Il reparto supera lo scioglimento della 1^ Divisione d’Assalto e, dopo aver incorporato ufficiali e truppa del disciolto VIII° Reparto d’Assalto, dal 10 gennaio 1920 forma, insieme al XX° e al XXII° Reparto d’Assalto, il nuovo 1° Gruppo d’Assalto, che il 14 gennaio assume la denominazione di Reggimento d’Assalto.
Tra il 17 febbraio e il 17 marzo il reggimento torna a presidiare un tratto della linea di armistizio, sostituendo il 25° Reggimento Fanteria; alla fine di marzo il X° è dislocato nella zona di Trieste. Dal capoluogo giuliano, il 12 giugno, il reparto parte per l’Albania a bordo del piroscafo Pietro Calvi, seguendo il reggimento che dal mese di aprile inquadra anche il ricostituito IX° Reparto d’Assalto.
Appena giunti, gli arditi vengono impegnati nei combattimenti che tra il 19 e il 20 giugno si svolgono a ridosso del campo trincerato di Valona. Il reggimento subisce 15 morti e 87 feriti. Ulteriori scontri, il 23 luglio, tra Monte Longia e Monte Messovum, costano 12 morti e 38 feriti. Con il definitivo ritiro delle truppe italiane dall’Albania, il reggimento rimpatria il 19 agosto sul piroscafo Bormida e rientra in Friuli.
Il 17 novembre il X° Reparto d’Assalto viene sciolto, insieme al IX° e al XXII°, contestualmente allo scioglimento del Reggimento d’Assalto. Il suo nome sopravvive ancora per breve tempo: i numeri distintivi dei reparti IX°, X°, XX° e XXII° vengono infatti assegnati alle quattro compagnie del XX° Reparto d’Assalto, ultimo a rimanere in vita, fino al suo scioglimento definitivo il 28 febbraio 1921.
Gli Arditi di tale reparto sono stati decorati con 58 medaglie d’argento al valor militare, 67 medaglie di bronzo al valor militare e 8 croci di guerra al valor militare. Il suo tributo di sangue è di 144 morti e 28 dispersi.
Fonti Bibliografiche
- Di Martino Basilio e Cappellano Filippo: I reparti d’assalto italiani nella grande guerra (1915-1918) | Roma, Ufficio storico dell’esercito, 2007 (doppio volume)
- Roseano Roberto, Stacconeddu Giampaolo: Arditi Decorati e Caduti – Reparti d’Assalto, 1917-1920 | Autoprodotto (Amazon), 2016