• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale

ARDITI GRANDE GUERRA

  • CHI ERANO GLI ARDITI
  • STORIA DEI REPARTI D’ASSALTO
  • LIBRI SUGLI ARDITI
Home / STORIA DEI REPARTI D’ASSALTO / VI° REPARTO D’ASSALTO

VI° REPARTO D’ASSALTO

Il VI° Reparto d’Assalto nasce ufficialmente il 20 maggio del 1918 a seguito delle disposizioni del Comando Supremo che allinea il numerale dei reparti d’assalto a quello dei corpi d’armata di appartenenza. Tuttavia il reparto viene costituito già a partire dal settembre del 1917 con il numerale di VIII° Reparto d’Assalto.
Qui di seguito viene riportata una sintesi dei principali avvenimenti che lo hanno visto protagonista durante la Grande Guerra.

Eventi del 1917

Il VI° Reparto d’Assalto è costituito in seno alla 4^ Armata nel settembre 1917 come VIII° Reparto d’Assalto, per trasformazione della 4^ Compagnia del battaglione d’assalto che il comando d’armata aveva iniziato a formare nel mese di luglio. Alla fine dell’estate le quattro compagnie, ciascuna della forza nominale di circa 200 uomini, risultano assegnate rispettivamente al I° Corpo d’Armata, al IX° Corpo d’Armata, alla 56^ Divisione e al Settore Val Costeana. È proprio quest’ultima compagnia che il 23 settembre 1917, su disposizione del Comando Supremo, viene ridenominata VIII° Reparto d’Assalto.

Al momento del cambio di denominazione la forza effettiva del reparto è estremamente ridotta: 5 ufficiali e 68 uomini di truppa, con il supporto di una sezione mitragliatrici Fiat, una sezione di pistole-mitragliatrici e una sezione lanciafiamme portatili. L’intendimento del Comando Supremo è quello di portare gradualmente l’unità all’organico di un battaglione, ma questo progetto resta in larga misura sulla carta, soprattutto per la riluttanza del comando di settore – identificato con il 6° Raggruppamento Alpino – a privare i battaglioni alpini dei loro elementi migliori. Il nucleo esistente viene comunque rinforzato fino a circa 90 uomini, ma l’inquadramento e l’addestramento dei volontari, in gran parte provenienti da reparti alpini, non sono ancora completati quando, alla fine di ottobre, la 4^ Armata è costretta ad abbandonare le posizioni avanzate e a ripiegare sul massiccio del Grappa e dietro il Piave.

La ritirata sconvolge la fragile compagine del reparto. Al comando del tenente Arduino Polla, l’VIII° Reparto d’Assalto è impegnato il 10 novembre nella difesa dell’ultima testa di ponte a Vidor e il 22 novembre prende parte ai combattimenti sul Monfenera, nell’ambito della 17^ Divisione del IX° Corpo d’Armata, operando insieme al III° Reparto d’Assalto già della 2^ Armata.

Nel mese di dicembre 1917 il reparto è trasferito al VI° Corpo d’Armata, con il quale da quel momento opera stabilmente. Tra il 18 e il 20 dicembre è nuovamente impegnato sul Monte Asolone, nel quadro degli attacchi condotti dalle fanterie del corpo d’armata, in particolare dalla Brigata Pesaro. In quei giorni sul Grappa il reparto si consuma sotto il fuoco della battaglia fino a ridursi a non più di una ventina di uomini. Di questa fase resta la traccia luminosa della medaglia d’oro al valor militare concessa motu proprio da Vittorio Emanuele III al tenente Arduino Polla, ferito sul Monfenera e nuovamente ferito tre volte all’Asolone mentre continua a guidare i suoi uomini.

POLLA Arduino, da Venezia
MOVM (1918) – Tenente raggruppamento alpini, reparto assalto
Ferito gravemente due volte nella stessa azione disdegnò ogni cura, animato dal solo pensiero di offrire alla patria ciò che ancora gli rimaneva di forze. Fulgida figura di eroe, rimase imperterrito sulla posizione sotto l’infuriare dell’ira nemica, esempio di mera- vigliosa tenacia, finché colpito una terza volta e gravemente, trascinato al posto di medicazione, trovava l’energia di gridare di voler tornare ancora tra i suoi soldati. Audace tra gli audaci, temprato dal pericolo mortale più volte affrontato, abituato a voler per sé l’impresa più rischiosa e più ardita, in tutti i combattimenti fu espressione di vero eroismo, trasfondendo col suo valoroso contegno, con la costante audacia la forza e l’energia nei suoi dipendenti
Ponte di Vidor, Monfenera, Asolone, 10 novembre – 10 dicembre 1917

Eventi del 1918

Conclusasi con successo la battaglia d’arresto, la 4^ Armata, su precise disposizioni del Comando Supremo, avvia una generale riorganizzazione dei reparti d’assalto. Ai VI°, IX° e XVIII° Corpi d’Armata è affidata la ricostituzione rispettivamente dei reparti VIII°, VI° e VII°, mentre al XXVII° Corpo d’Armata spetta il V°. Si stabilisce di costituire inizialmente una sola compagnia d’assalto, dalla quale far nascere le successive, rinviando la formazione del comando di battaglione al momento in cui una seconda compagnia risulta pronta. Una delle compagnie deve inoltre essere formata interamente da elementi delle truppe da montagna, con fiamme verdi al posto di quelle nere.

Nei primi giorni di gennaio 1918 il 6° Raggruppamento Alpino avvia la ricostituzione dell’VIII° Reparto d’Assalto, affidandolo al capitano Guido Graziosi e dislocandolo ad Apocastello, frazione di Borso del Grappa. Vengono richiesti dieci uomini, preferibilmente volontari, a ciascuno degli otto battaglioni del raggruppamento; inizialmente si fa a meno sia della sezione mitragliatrici sia di quella lanciafiamme. Il tenente generale Stefano Lombardi, comandante del VI° Corpo d’Armata, ribadisce il 5 gennaio che devono essere accettati soltanto volontari, sottoposti a un periodo di prova di almeno 15 giorni. Pochi giorni dopo stabilisce che per avviare la formazione di una seconda compagnia servono almeno 80 uomini, provenienti dalle brigate Bologna, Lombardia, Pesaro e dal battaglione genio di corpo d’armata.

Il processo di formazione procede lentamente. Il 1° marzo 1918 l’unica compagnia esistente, ora comandata dal capitano Francesco Pascazio, si frammenta in tre nuclei per dar vita ad altrettante compagnie. Posto alle dipendenze disciplinari della 59^ Divisione, l’VIII° Reparto d’Assalto conta al 15 aprile 411 uomini, ma solo circa 150 risultano pienamente addestrati. L’armamento individuale è completo e la sezione lanciafiamme sta per ricevere i dodici apparecchi portatili, mentre più lenta è la formazione delle sezioni di pistole-mitragliatrici e mitragliatrici.

Prime azioni: Cà Tasson e Monte Pertica (aprile 1918)

Lo spirito di corpo è forte e trova una prima prova sul massiccio del Grappa con una piccola operazione nel settore di Cà Tasson. Nelle prime ore del 5 aprile un nucleo di 3 ufficiali e 32 arditi compie un colpo di mano con perdite limitate – un morto, un disperso, due feriti – ma con risultati inferiori alle attese, non riuscendo a catturare prigionieri. La difficoltà di orientamento notturno e l’impossibilità di sviluppare la manovra avvolgente sul posto avanzato austro-ungarico, sistemato su un roccione oltre la svolta della mulattiera tra Val dei Pez e Valle delle Bocchette, condizionano l’esito dell’azione.

Analogo risultato ha l’azione condotta nella notte del 29 aprile nel settore Monte Pertica – Val Cesilla dall’intera 1^ Compagnia agli ordini del capitano Guido Graziosi. Gli arditi conquistano la sommità del Pertica ma non riescono a mantenerla, nonostante il pronto intervento di una compagnia del 41° Reggimento Fanteria (Brigata Modena). Le perdite ammontano a un morto, un disperso e quindici feriti, tra cui un ufficiale.

Cà Tasson (18 maggio 1918)

Nel mese di maggio, su indicazione del comandante della 4^ Armata Gaetano Giardino, l’attività di pattuglia e i colpi di mano sul Grappa vengono intensificati. In questo quadro la sera dell’11 maggio la 3^ Compagnia, al comando del capitano Ettore Viola, è messa a disposizione della Brigata Massa Carrara per un’operazione contro il caposaldo di Cà Tasson, sul costone digradante da quota 1443.

Dopo un’accurata ricognizione, Viola decide di attaccare in pieno giorno, rinunciando alla preparazione d’artiglieria per sfruttare l’effetto sorpresa. L’assalto è pianificato per svilupparsi attraverso il valloncello a ovest del saliente, avvolgendo la posizione. I 100 uomini, tutti volontari, sono suddivisi in cinque plotoni di venti, con fascine destinate a superare i reticolati.

Alle 11 del 18 maggio l’azione ha inizio con una scarica di bombe a mano che elimina la “trincea della svolta”, a pochi metri dalle posizioni italiane. Gli arditi irrompono sul caposaldo, sostenuti dal fuoco delle mitragliatrici della 1341^ Compagnia Mitragliatrici e dall’artiglieria divisionale. Superati i reticolati, il presidio nemico viene rapidamente annientato; gli arditi si spingono in profondità sorprendendo anche un gruppo di ufficiali ancora a mensa. L’azione è un successo tattico, ma il fuoco di mitragliatrici da posizioni adiacenti costringe al ripiegamento prima di poter completare la manovra di taglio del saliente.

Uscita all’assalto con 6 ufficiali e 100 uomini, la compagnia subisce la morte del sottotenente Vittorio Biolato, quattro feriti tra gli ufficiali e un morto, diciassette feriti e quattro dispersi tra la truppa. L’azione è ricordata nel bollettino di guerra del 19 maggio:

“A nord del Monte Grappa nostri arditi irruppero sul costone di Cà Tasson infliggendo perdite al nemico e riportando prigionieri”.

Per questa operazione il capitano Ettore Viola è decorato con l’Ordine Militare di Savoia.

VIOLA Ettore, da Villafranca in Lunigiana (Massa e Carrara)
CAVALIERE ORDINE MILITARE DI SAVOIA (1920) – Capitano reparto assalto
Comandante di una compagnia d’assalto, preparò accuratamente e diresse con perizia una ardita azione di sorpresa contro un munitissimo saliente nemico. Sprezzante di ogni difficoltà, alla testa dei suoi uomini, nei quali aveva saputo trasfondere il suo ardente entusiasmo, superati i reticolati, si slanciava con impeto irresistibile e con coraggio mirabile nella trincea, che rapidamente e con intenso lancio di bombe a mano sconvolse annientandole il presidio. Fatto segno di intensissimo fuoco di mitragliatrici e fucileria, e attaccato da forze superiori, dopo una lotta corpo a corpo, fu costretto a ritirarsi, riportando dei prigionieri; rimasto ferito non leggermente, si rammaricava solo di dovere abbandonare per qualche tempo il proprio reparto. Mirabile suscitatore di energie ed esempio costante di ardimento e di alto sentimento del dovere.
Cà Tasson (Grappa), 18 maggio 1918

Monte Coston – Monte Rivon (giugno 1918)

Dal 13 giugno il reparto è schierato in Val d’Oro, nel settore tenuto dalla 15^ Divisione, tra Monte Asolone e Croce dei Lebi. All’inizio dell’offensiva austro-ungarica del 15 giugno, il VI° Reparto d’Assalto è impiegato nel settore Monte Coston – Monte Rivon, occupando una linea trasversale destinata a proteggere la strada Cadorna.

Nel pomeriggio del 15 giugno il contrattacco della 15^ Divisione vede l’intervento diretto del VI°, in particolare della 3^ Compagnia, impegnata nella riconquista di quota 1503 del Monte Coston. Dopo duri combattimenti e ripetuti ritorni offensivi, la quota è definitivamente riconquistata alle 19. Le perdite del reparto nella giornata ammontano a 4 morti e 26 feriti, di cui 6 ufficiali.

Cà Tasson (luglio e settembre 1918)

Nel luglio 1918 il VI° Corpo d’Armata decide di eliminare la minaccia rappresentata dal Roccolo di Cà Tasson. Il 15 luglio, dopo una poderosa preparazione d’artiglieria, la 2^ Compagnia del VI° Reparto d’Assalto guida l’attacco, conquistando quota 1503 e consentendo alle fanterie del 41° Reggimento di consolidare la posizione. Nonostante il successo, le perdite sono sensibili.

A metà settembre il costone di Cà Tasson è nuovamente teatro di un’operazione di grande ampiezza affidata alla 59^ Divisione, con il VI° Reparto d’Assalto impiegato al completo. Dal 16 al 17 settembre la lotta si concentra soprattutto su quota 1443, contesa in una serie di violenti attacchi e contrattacchi. Nonostante ripetuti sforzi, la posizione torna infine in mano avversaria. Le perdite complessive sono gravissime: 92 morti, 605 feriti e 70 dispersi, in larga parte appartenenti al VI° Reparto d’Assalto, che esce dall’azione virtualmente dimezzato.

VIOLA Ettore, da Villafranca in Lunigiana (Massa e Carrara)
MOVM (1919) – Capitano VI° reparto assalto
Comandante di una compagnia d’arditi, la condusse brillantemente all’attacco di importanti posizioni, sotto l’intenso tiro di artiglieria e di mitragliatrici avversarie. Avute ingenti perdite nella compagnia, magnifico esempio di audacia e di ardimento, con un piccolo nucleo di uomini continuò nell’attacco e giunse per primo, con soli tre dipendenti, nella posizione da occupare. Caduti molti ufficiali di altri reparti sopraggiunti, assunse il comando di quelle truppe, e con esse e con i pochi superstiti della compagnia respinse in una notte ben 11 furiosi contrattacchi nemici, sempre primo alla lotta. Rimasto solo, circondato dagli avversari e fatto prigioniero, dopo tre ore si liberò con fulmineo e violento corpo a corpo con la scorta che lo accompagnava, e rientrato nelle nostre linee con mirabile entusiasmo riprese immediatamente il comando di truppe, respingendo con fulgida tenacia nuovi e forti contrattacchi del nemico, incalzandolo per lungo tratto di terreno e infliggendogli gravissime perdite.
Monte Grappa, 16-17 settembre 1918

Per le azioni di giugno, luglio e settembre, al reparto è concessa la medaglia di bronzo al valor militare.

Al labaro del VI° Reparto d’Assalto
MBVM (1920)
Forte ed agguerrito, partecipò con tenacia e valore a tre azioni successive, dando efficace contributo di eroismo e di sangue alla radiosa vittoria delle armi d’Italia.
Monte Grappa, 15 giugno e 15 luglio 1918; 16-17 settembre 1918

Vittorio Veneto e fine del reparto (ottobre 1918 – febbraio 1919)

Nell’ambito del disegno di manovra per l’offensiva di fine ottobre, concepito dal Comando Supremo e perfezionato dal tenente generale Caviglia, il passaggio del Piave da parte dei tre corpi d’armata di prima schiera dell’8^ Armata deve essere preceduto e facilitato dall’azione delle due divisioni del Corpo d’Armata d’Assalto, con il compito di costituire le prime teste di ponte, coprire la costruzione dei ponti, rompere la corazza difensiva dell’avversario e agire quindi quale punta di lancia nell’avanzata su Vittorio Veneto. A questo scopo, nell’imminenza della battaglia, le due divisioni d’assalto vengono avvicinate alla linea del fronte e il VI° Reparto d’Assalto si accampa il 21 ottobre intorno a Case Pinnarello, presso Sovegliano, inviando il giorno dopo una pattuglia in ricognizione davanti a Nervesa.

La 2^ Divisione d’Assalto deve infatti agire in quel settore, quale avanguardia e truppa di rottura dell’VIII° Corpo d’Armata, ma nella notte sul 26 ottobre il forzamento del Piave viene fortemente ostacolato dalla piena del fiume e dalla reazione dell’artiglieria avversaria. Mentre sulla sinistra il XXII° Corpo d’Armata con la 1^ Divisione d’Assalto riesce a irrompere nella piana di Sernaglia, sul fronte dell’VIII° Corpo d’Armata il tentativo di gettare i previsti ponti di barche si risolve in un fallimento e quegli elementi del 5° Gruppo d’Assalto che sono stati traghettati oltre il fiume vi rimangono isolati.
Gli arditi del VI°, che nella giornata del 26 sono stati ammassati in località Macello di Nervesa per prepararsi a passare nella notte il Piave, vengono fatti rientrare ai loro accampamenti di Case Pinnarello, per sottrarli a un’eventuale reazione dell’artiglieria avversaria. Raggiungono l’altra sponda solo alle 6:30 del 29 ottobre, quando la situazione si è ormai sbloccata, attraversando il fiume su un ponte di barche appena costruito presso il Ponte della Priula. Il reparto si dirige su Susegana, che raggiunge alle 10 del mattino, e di qui, con due compagnie in prima schiera e una di rincalzo, prosegue su Belvedere, dove sosta brevemente dalle 13 alle 18 per poi muovere come avanguardia del 6° Gruppo d’Assalto su S. Maria di Feletto. In questa località gli arditi arrivano verso la mezzanotte e pernottano all’addiaccio, rimettendosi in marcia all’alba in direzione di Vittorio Veneto.
È in questa giornata in cui la vittoria si profila sempre più vicina che il diciannovenne sottotenente Angelo Parrilla, passato tra i primi il Piave e lanciatosi con una pattuglia di cinque uomini verso il castello di Susegana per catturarne l’ancora numeroso presidio, cade in combattimento meritandosi la medaglia d’oro al valor militare:

PARRILLA Angelo, da Longobucco (Cosenza)
MOVM (1919) – Sottotenente VI° reparto assalto
chiesto ed ottenuto il comando della pattuglia di punta, composta da cinque arditi, alla testa di essa precedeva il proprio reparto d’assalto. Avuto sentore della presenza di imprecisate forze nemiche in un fabbricato, dopo averne mandato sollecito avviso al proprio comandante, risolutamente e per primo si slanciava nel fabbricato stesso, affrontando ne con insuperabile audacia, a colpi di bomba a mano, i difensori di gran lunga più numerosi. Alla violenta reazione di questi, impegnava, insieme coi suoi, una accanita mischia, corpo a corpo, abbattendo un ufficiale avversario. Pugnalato a sua volta, continuava disperatamente, coi suoi arditi, nella strenua ed impari lotta, mettendo fuori combattimento numerosi nemici, finché crivellato di colpi, gloriosamente cadde, fulgido esempio di eroico valore.
Castello di Susegana, 29 ottobre 1918

Dopo l’armistizio il reparto è accantonato prima a Serravalle, poi a Fregona e Castions, quindi trasferito a Trieste, dove giunge il 26 febbraio 1919 ed è sciolto il 28 febbraio, contemporaneamente alla 2^ Divisione d’Assalto.
Gli Arditi di tale reparto sono stati decorati con 3 medaglie d’oro al valor militare, 62 medaglie d’argento al valor militare, 66 medaglie di bronzo al valor militare e 56 croci di guerra al valor militare. Il suo tributo di sangue è di 82 morti, 24 dispersi e 1 scomparso.


Fonti Bibliografiche

  • Di Martino Basilio e Cappellano Filippo: I reparti d’assalto italiani nella grande guerra (1915-1918) | Roma, Ufficio storico dell’esercito, 2007 (doppio volume)
  • Roseano Roberto, Stacconeddu Giampaolo: Arditi Decorati e Caduti – Reparti d’Assalto, 1917-1920 | Autoprodotto (Amazon), 2016

  • Mappa del Sito
  • Fonti
  • Privacy Policy
  • Cookie Policy

Arditi Grande Guerra © Copyright 2026